Rimuovere informazioni personali da Google con la nuova riforma del diritto all’oblio

Il diritto all’oblio tutela la riservatezza di ciascuno. Chi finisce in una vicenda resa nota e pubblicata sulla stampa e sul web, ha, dunque, diritto alla rimozione della notizia non più attuale. Se un’informazione personale presente su Internet è inesatta o falsa, deve essere eliminata.

Google prevede un apposito modulo per avanzare la richiesta di rimozione delle informazioni personali. Sarà interessante analizzare l’incidenza della c.d. Riforma Cartabia – l. n. 134 del 2021-, nella parte in cui si chiede di estendere il diritto all’oblio sui motori di ricerca a chi, indagato o imputato per un reato, è poi stato assolto dai giudici, su tale tema.

In particolare, l’emendamento stabilisce che qualora vi sia una pronuncia favorevole per l’indagato – un decreto di archiviazione, una sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione – lo stesso avrà un titolo valido per richiedere la c.d. deindicizzazione, garantendosi il diritto all’oblio.

Una novità, dunque, determinante, in quanto si garantisce all’innocente di riabilitare l’immagine e la reputazione. 

Il diritto all’oblio su Google ante Riforma

Nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, precedentemente all’entrata in vigore della l. n. 324 del 2021, il diritto all’oblio era notevolmente diverso, o meglio più complesso. Invero, i giornali o i siti web pubblicavano le informazioni personali dei soggetti coinvolti in vicende giudiziarie indistintamente, anche previa sentenza di colpevolezza. I dati relativi a tali soggetti continuavano a comparire su Google, come su altri motori di ricerca, associati anche a vecchi procedimenti giudiziari.

La corte di Giustizia Europea interviene a difesa del diritto alla cancellazione delle notizie dal web 

Sul tema è intervenuta la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Quest’ultima ha stabilito che anche se un motore di ricerca ha sede all’estero, ma è operativo in Europa può essere assoggettato alla legislazione dell’UE. Ancora, il motore di ricerca è pienamente responsabile del trattamento dei dati personali degli utenti.

Preso atto della necessità di intervenire in materia, Google estende nel 2016, la possibilità di accedere al diritto all’oblio a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. 

A far data dal 19 ottobre 2021, giorno in cui è entrata in vigore la Riforma Cartabia, qualora un soggetto venga assolto in un procedimento giudiziario, potrà avanzare la richiesta di cancellazione dei propri dati dai motori di ricerca, avvalendosi semplicemente del provvedimento del giudice per adire il beneficio del diritto all’oblio.

Mentre, precedentemente alla Riforma, la procedura per ottenere il diritto all’oblio consisteva nel porre una domanda di deindicizzazione al motore di ricerca e, nel caso in cui quest’ultima fosse stata respinta, l’interessato avrebbe dovuto proporre ricorso al Garante per la protezione dei dati personali o all’autorità giudiziaria competente, rimettendo la decisione ad una valutazione discrezionale dell’autorità preposta.

Per la verità, l’attività di deindicizzazione non corrisponderà tecnicamente alla rimozione della pubblicazione, ma consisterà nell’impedire che il contenuto di una notizia venga trovata tramite motori di ricerca esterni (non tramite quello interno del servizio stesso).

La novità introdotta, pertanto, è evidente. Invero, il riconoscimento del diritto alla deindicizzazione è automatico e non più assoggettato alla discrezionalità degli organi competenti.

Sebbene, nel bilanciamento tra il diritto all’oblio e il diritto alla cronaca sembrerebbe prevalere il primo, è chiaro che in tal modo si avrà una maggiore tutela della privacy per quei soggetti che non intendano più rendere note le proprie informazioni personali.

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